La Sindrome di Stendhal (Origine del nome in Santa Croce)
La Sindrome di Stendhal (Origine del nome in Santa Croce)

La sindrome di Stendhal, detta anche sindrome di Firenze (città in cui si è spesso manifestata), è il nome di una affezione psicosomatica che provoca tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere d'arte di straordinaria bellezza, specialmente se esse sono compresse in spazi limitati. La malattia, piuttosto rara, colpisce principalmente persone molto sensibili e fa parte dei cosiddetti “malanni del viaggiatore”.

 
Il nome della sindrome si deve allo scrittore francese Stendhal, pseudonimo di Marie-Henri Beyle (1783 – 1842). Egli, essendone stato personalmente colpito durante il proprio Grand Tour effettuato nel 1817, ne diede una prima descrizione che riportò nel libro Roma, Napoli e Firenze:
 
« Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere. »
 
Il riconoscimento scientifico della sindrome di Stendhal, sebbene numerosi casi fossero stati descritti dalla prima metà del XIX secolo, avvenne nel 1979, quando fu analizzata in un libro dalla psichiatra Graziella Magherini, che osservò e descrisse più di 100 casi fra i visitatori del capoluogo toscano. La sindrome fu diagnosticata per la prima volta nel 1982 e, secondo quanto riportato, più della metà delle sue vittime sono di matrice culturale europea (esclusi gli italiani, che ne sono immuni per affinità culturale) e giapponese. Fra i più interessati, vi sono individui di formazione culturale classica o religiosa che spesso vivono da soli.
 
La visita ad un museo, dove il visitatore è colpito dal senso profondo di una o più opere e dalla relazione di queste con i loro creatori che trascende le immagini ed i soggetti, rappresenta spesso il fattore scatenante la crisi; essa si manifesta inizialmente con comportamenti molto vari che possono giungere anche ad un'isteria, la quale può spingere il soggetto alla distruzione del prodotto artistico. Il disagio causato dalla vista di un'opera è generalizzato in un primo momento a un diffuso stato di inettitudine sia mentale che fisico, il quale verrà poi sostituito dopo un periodo di "adattamento" a una nuova allucinazione; questo stato, spesso confuso con uno stato psicotico e non facilmente scindibile, si protrae per l'arco della vita alla visione di opere dello stesso autore o di quelle che la psiche del soggetto tende ad associare per contenuti, fino ad arrivare a una sorta di delirio causato da una sensazione di omnicomprensione e libertà intellettuale generalizzata dovuta a una distanza minore tra l'"intelletto" degli autori e il proprio, colmando apparentemente il divario tra lo stato di finitudine provato con l'opera iniziale e questa nuova espansione cognitiva.
 
In età contemporanea è stato scoperto che anche la musica moderna, di forte impatto psicologico ed emotivo, può essere causa di stati molto simili a deliri comuni e allucinazioni, la cui diagnosi è tuttavia accostabile di preferenza alla psicosi.
 
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